Arrivo dal profondo dell’anima,
nascosto dalla nebbia, arrivo dal nulla sono Vince, il maledetto, adepto del
negativo, vivo di rabbia personifico il male, rappresento ciò che più
è reale, il mio compito è dominare questo corpo, prima dovrò
eliminare il bene di cui è avvolto e corrotto con l’apporto di
tutto ciò che male: rabbia, dolore fisico e mentale, io l’essere
da temere, ho l’odio nel D.N.A. e A.N.D., Andrea, il corpo che mi ospita
sarà in mio potere quando dall’orbita su cui gravito abbatterò
il mio contrario Iazo, il mio opposto, colui che eliminerò ad ogni costo.
RIT: il male, il bene, contro! Il buio, la luce, contro! Vince, Iazo, contro!
Sento la sua vicinanza, la sua presenza giungo alla sentenza morte! È
quello che medito per la sua sorte.
Lo precedo, gli tendo una trappola, la evita, si accorge della mia persona orienta
i colpi contro il mio corpo, lo voglio vedere morto e sepolto, ho colto un punto
debole, lo combatto più letale dell’Ebola con rime che lo rendono
più fragile, uno lo para: impatto frontale come 2 bilici, sangue gronda
a calici dalle narici, mi aggira, mi chiudo a riccio, sguarnisce le difese,
colpisce la faccia con rime pesanti possenti come rocce, blocchi, sassi appuntiti
che puntano agli occhi, ossa che stentano a reggere attacchi, sangue colora
terra sotto i nostri passi.
RIT
Dopo innumerevoli colpi
abbiamo ferite come solchi sui corpi, sgorga sangue che non blocchi, stremati,
stravolti dalla lotta che ci ha coinvolti.
A stento in piedi, barcollo, assesto pugni per il suo tracollo per vincere il
bene, ma Iazo si rialza, interviene dando al terreno un colpo per cui ottiene
un crepaccio in cui finisco, ma mi aggrappo ad una roccia con un braccio. L’antagonista
steso: uno straccio.
La disperazione mi dà forza se perdessi non avrei pace, trovo una rima
affilata come una falce, lo ferisco, gli mozzo le gambe, soccombe, infierisco
come fossi un rapace, al vertice di questa tortura, lo brucio come un arice
in preda ad un piromane, rimane solo brace.