Corro, non mi fermo, non
ne so il motivo ma continuo è arduo tenere il ritmo: ho il cuore in gola,
la gola secca come roccia, arida sotto il sole alto, caldo, il fiato si fa corto.
Inciampo, cado, mi rialzo, mi guardo attorno: un prato, non so dove sono, non
so chi sono e corro per trovare qualcuno, un aiuto probabilmente la testa ho
battuto, non ricordo, sono in mezzo al niente, ormai fa buio. Circondato da
palazzi che non conosco e dubito che siano abitati, vedo automobili ma sono
vuoti gli abitacoli.
Giro angoli, zero cartelli, non trovo appigli come sugli scivoli. È un
marasma, mi manca l’aria come avessi l’asma. È una città
fantasma, un cosmo a se stante esistente ma ignoto alla gente.
Sono talmente libero che mi sento in gabbia, insicuro come nella nebbia, sembra
di essere nella tana di chissà quale essere, magari faccio parte della
trama che vuole tessere.
Mi sento impotente, la mia mente cogita, sembra impossibile, inverosimile, fuori
dalle regole della logica. Sono nel panico, non mi sono arreso, anche se di
questo peso mi faccio carico, oltre a essere disperso, non mi perdo d’animo.
Corro come un ossesso, risultato è lo stesso: ovunque c’è
del grigio di un edificio che la mia corsa blocca, mi giro ripercorro la strada
appena fatta, sarà la fretta mi sembra che sia un'altra, ormai è
una lotta tra mente, corpo, quest’ambiente ostile. Corro anche se addosso
ho un peso tipo stele, devo farlo, non ne so il motivo ma vengo spinto. L’istinto
spinge e muove le mie orme, da dietro un ombra enorme all’improvviso si
eleva e nulla tento.
Il mio cuore nel petto sta a stento.
…Era solo un incubo!
…Avrà avuto un significato?!
…Non lo so?!…