Ho un suono insano, malato,
infetto l’etere e attraverso questo dilago.
M’inietto nell’orecchio, a macchia d’olio invado, mi insinuo,
inondo, il cervello lo dilanio. Provoco vibrazioni, generano esplosioni di neuroni,
lampi di luce sonori, tuoni sordi uccisori delle tue certezze interiori.
Mino la quiete del pop senza distinzioni, sono un tumore nell’ industria
di-sco-gra-fi-ca-ri-co di tensione ogni espressione per creare brividi senza
avere febbre alcuna sono un virus che si moltiplica e muta, sono la malattia
che ti consuma.
RIT: Ho un suono malato, infetto, spingo il suono del ghetto: è quello che ho dentro. Ho un suono malato, infetto, spingo il suono del ghetto: è quello che sento.
Sono un cesso con un flussometro che pompa, tutta la merda che convoglia dentro nella fogna, le tubazioni bagna, nei sotterranei dei centri abitati all’oscuro dagli abitanti e come il Sole sorge, il mio suono emerge dal sottosuolo come petrolio sgorga senza alcun abbaglio, sotto forma di appuntite schegge, è un flusso che deterge cervelli in ostaggio di manette camuffate come trecce sembrano, come queste innocenti appaiono, in realtà letali come frecce, chi legge tra le righe dal gregge se ne esce, chi rimane apra gli occhi sta onda è merda che lo investe.
RIT
Ho un suono difficile, cupo,
come venisse da un dirupo, grigio come intonaco, ruvido come asfalto: ho un
suono scomodo ha l’effetto di un pugno alla bocca dello stomaco, sei in
debito di fiato? Ne ho da vendere, lo tengo nei polmoni come fossero bombole.
Imprimo forza all’aere per attaccare con un turbine, avranno termine i
pregiudizi, le tue difese, le tue scuse. Studio tecniche oscure, seguo il suono
delle strade, lo coltivo dentro, lo trasformo in rime.
Ricorda ho un suono tetro, malato, fine.
RIT