Notte tranquilla, caldo e stelle. Un ragazzo sente il socio, cena ed esce, la tensione cresce, ha iniziato quando a preparato zaino e quant’altro fino a quando non dormirà l’avrà addosso, l’importante è domarla senza alcuno sforzo, altrimenti bisogna pagare dazio. Cammina per strada pensando alla serata, finalmente potrà esprimersi in maniera sensata, sincera, perché è quella che ha dentro e nient’altro che fotta e fotta lo fomentano, ripassa il dà farsi mentalmente, lentamente, ripassa attentamente il dà farsi su un pezzo di carta, sulla carta che ha in mano, un treno: il pensiero viaggia, ogni particolare saggia, sbrana, studia, assimila, fino a quando arriva nel posto,lì c’è il socio che aspetta perché arrivato presto.
RIT: Vivo la notte sui muri
in strada, vivo la notte il grigio è la preda. Vivo, ecco come vivo con
un soffio freddo in mano e in testa un uragano.
Appoggio il dito sul cap,
si sprigiona foschia, traccio una scia, una linea, una sfumatura, una curva,
l’odore di vernice mi inebria. Cambio cap ci metto un fat, riempio spazi
bianchi, gli altri stanchi, dormono, io nottambulo sforno: linee, forme, superfici,
per mettere in pratica quello che ho in testa: il pezzo pensato, bozzato, studiato
per l’occasione giusta, questa.
Continuo tranquillo, mi lascio trasportare da quello che faccio, taccio come
se nulla avessi attorno, come se fossi il perno a cui gira intorno il Mondo.
Riverso me stesso in questo spazio bianco: ci finiscono le mie idee, i miei
pensieri, le linee che traccio sono sentieri che mi portano alla fine del pezzo,
a razzo, tiro fuori un nuovo cap, ora faccio orgoglioso la mia tag.
RIT